Funzioni grammaticali e valore verbale in lessicografia. Alcuni casi di gerundio nel TLIO: lemmatizzazione e redazione (Contributo in atti di convegno)

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  • Funzioni grammaticali e valore verbale in lessicografia. Alcuni casi di gerundio nel TLIO: lemmatizzazione e redazione (Contributo in atti di convegno) (literal)
Anno
  • 2013-01-01T00:00:00+01:00 (literal)
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  • Artale Elena (2013)
    Funzioni grammaticali e valore verbale in lessicografia. Alcuni casi di gerundio nel TLIO: lemmatizzazione e redazione
    in XXVIé Congreso Internacional de Lingüística y de Filología Románicas (València, 2010), Valencia, 6-11 settembre 2010
    (literal)
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  • Artale Elena (literal)
Pagina inizio
  • 43 (literal)
Pagina fine
  • 54 (literal)
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  • Actas del XXVIé Congreso Internacional de Lingüística y de Filología Románicas (València, 2010) (literal)
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  • OVI - Istituto opera del vocabolario italiano (literal)
Titolo
  • Funzioni grammaticali e valore verbale in lessicografia. Alcuni casi di gerundio nel TLIO: lemmatizzazione e redazione (literal)
Http://www.cnr.it/ontology/cnr/pubblicazioni.owl#isbn
  • 978-3-11-029986-1 (literal)
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  • Emili Casanova Herrero, Cesáreo Calvo Rigual (literal)
Abstract
  • La correzione e l'avanzamento della lemmatizzazione del Corpus TLIO, nella loro ricerca di coerenza e sistematicità pongono di continuo di fronte a difficoltà di categorizzazione, determinate dalla varietà linguistica del corpus e dalla mobilità tipica della lingua antica. Numerosi i casi in cui è necessario trovare una soluzione ad hoc, che renda conto di una peculiarità morfosintattica o morfosemantica, delegando per lo più alla voce il compito di chiarire le motivazioni della scelta di un lemma o di una categoria grammaticale, o quello di specificare una funzione (si veda ad es. nel TLIO il trattamento degli avverbi con funzione di connettivi), o quello di rendere conto dell'inclusione o meno di alcune forme (ad es. le forme semilatine o latineggianti, oppure le forme chiaramente corrotte). All'interno della suddetta casistica costituiscono un caso particolare le forme nominali del verbo, ossia participi e gerundi, che sin dal latino recano in sé ambivalenza tra funzione verbale e attributiva (talvolta con sostantivazione). Oltre all'annosa questione della scelta tra valore aggettivale o verbale per i participi (per la quale all'OVI per anni ha dettato legge l'assunto in dubio pro verbo), si pone il problema di come trattare alcune occorrenze del gerundio; in alcuni casi esso ha una forte valenza attributiva ed è sovrapponibile al participio presente (come già in latino), in altri casi è adoperato come sostantivo, in altri ancora, infine, esso si presenta con valore aspettuale assimilabile al participio passato. Casi come eo fu aministrando 'fui ministro' (Bonvesin, XIII), o li contrafaçando 'i trasgressori' (Capitolare dei vaiai, 1335-70), oppure pe lo mundu vao gattivandu 'per il mondo vado come cattivo' (Elegia giudeo-ital., XIII in.), o ancora Tideo va confinando per gli strani paesi 'Tideo va in esilio per paesi stranieri' (Ceffi, Epistole eroiche, 1320/30), necessitano di una soluzione di lemmatizzazione e di redazione particolare, che spesso scavalca l'immediatezza del legame forma-lemma-categoria grammaticale, per rilevare, pur nella sintesi di una voce di vocabolario, un valore aspettuale più che semantico o una peculiarità morfosintattica di cui altrimenti si perderebbe traccia. (literal)
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