Riforma e struttura. L'impatto della dominazione napoleonica nel Mezzogiorno fra breve e lungo periodo (Curatela)

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  • Riforma e struttura. L'impatto della dominazione napoleonica nel Mezzogiorno fra breve e lungo periodo (Curatela) (literal)
Anno
  • 2008-01-01T00:00:00+01:00 (literal)
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  • C. D'Elia; R. Salvemini (2008)
    Riforma e struttura. L'impatto della dominazione napoleonica nel Mezzogiorno fra breve e lungo periodo
    (literal)
Pagina inizio
  • 1 (literal)
Pagina fine
  • 407 (literal)
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  • 3 (literal)
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  • C. D’Elia, R. Salvemini (a cura di) (literal)
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  • C. D'Elia; R. Salvemini (literal)
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  • CNR - ISSM (literal)
Titolo
  • Riforma e struttura. L'impatto della dominazione napoleonica nel Mezzogiorno fra breve e lungo periodo (literal)
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  • 978-88-8080-097-2 (literal)
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  • Monografia (literal)
Abstract
  • Questo volume raccoglie i contributi della giornata di studi su Riforma e struttura. L'impatto della dominazione napoleonica nel Mezzogiorno fra breve e lungo periodo (Napoli, 15 dicembre 2006), organizzata dall'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, in particolare dalla sua componente storica, con il prezioso sostegno dell'Istituto Banco di Napoli - Fondazione, che ha ospitato il convegno nella prestigiosa sede dell'Archivio storico. L'iniziativa mirava a inserirsi nel panorama ampio della ricerca sull'età napoleonica nel Mezzogiorno, con l'intento di approfondire un taglio prospettico relativamente poco indagato, quello cioè del rapporto fra eventi politici e mutamenti strutturali. Ci si proponeva di delineare un bilancio dell'azione statale nella sfera economica, che per alcuni aspetti emerge come propaggine dell'assolutismo illuminato con il suo interventismo di stampo mercantilista (si veda la promozione e la protezione delle manifatture; lo stimolo all'innovazione attraverso organismi di emanazione statale; il blocco continentale); e soprattutto si intendeva sondare le implicazioni di medio e lungo periodo delle numerose riforme, confluenti in un'unitaria riforma della macchina statale, implicazioni queste di grande rilievo, come nel caso dell'introduzione del catasto e del diritto di proprietà, della rifondazione della fiscalità e delle finanze, dell'eversione della feudalità e divisione dei demani. Se la ricerca sull'età napoleonica talora continua a privilegiare la storia politica, rimanendo in qualche misura ancorata alla storia del grande uomo, nell'insieme questi interventi intendono contribuire al superamento di tale prospettiva, mirando a cogliere non solo e non tanto le riforme nella loro geometria e nelle loro intenzioni, ma soprat8 Costanza D'Elia e Raffaella Salvemini tutto l'impatto delle riforme sulle strutture, quindi anche sui \"piccoli uomini\", sulla quotidianità delle società europee, sulle mille realtà locali investite dalle politiche napoleoniche. I saggi qui raccolti seguono l'andamento della giornata, suddivisa in due sezioni, la prima dedicata all'agricoltura, alle manifatture, al commercio, presieduta da Franca Assante, la seconda alla finanza e al credito, all'assistenza, alla politica ecclesiastica, all'istruzione, presieduta da Nicola Ostuni. Per quanto riguarda l'agricoltura, viene confermata la grande portata della riforma-chiave del Decennio, quell'eversione della feudalità che nella teoria avrebbe dovuto garantire al tempo stesso la consistenza finanziaria del nuovo Stato e la soddisfazione di ataviche aspettative di giustizia. Il quadro che ne risulta è comunque assai complesso e ricco di chiaroscuri (D'Elia). Allo stesso modo, tutt'altro che decisivi furono gli effetti di un altro grande tentativo di intervenire sulla realtà agricola, stavolta attraverso l'istruzione e l'innovazione tecnica e colturale, la cui promozione venne affidata alle Società Economiche, inedito segno della presenza e dell'interesse dello Stato nella periferia del Regno e fattore di mobilitazione delle élites intorno a una nuova progettualità (Zilli). Le vicende dell'industria presentano un quadro non meno articolato: emerge la difficoltà di un bilancio e la necessità di un'analisi circostanziata, che tenga conto delle diverse realtà settoriali e territoriali. Le principali variabili in gioco sono il contesto giuridico-istituzionale (e la sua nuova stabilità e certezza) e l'intervento di sostegno dello Stato a particolari industrie e imprenditori da un lato, dall'altro le vicende del mercato internazionale e le ricadute del blocco continentale (Ciccolella). Una mappatura della produzione manifatturiera è comunque possibile sulla base di inchieste del tempo; particolare importanza per la produzione e il commercio rivestì il nuovo assetto istituzionale, che comprendeva organismi come Tribunale e Camera di commercio e i Consigli dei Conservatori delle arti (Pilati). Nel variegato panorama produttivo del Regno spicca il caso del tabacco, la cui commecializzazione venne riservata allo Stato, costituendo un vero e proprio monopolio (Barba). La stessa tecnologia navale e portuale ebbe grande impulso nel periodo, soprattutto grazie all'istituzione del Corpo degli ingegneri di Ponti e strade, la cui opera proseguirà nel secondo periodo borbonico, costituendo un lascito importante del Decennio (Sirago). Furono aspetto e strumento centrale della politica economica francese le rilevazioni statistiche, che culminarono nell'affresco prezioso della Statistica murattiana (Assante). Aspetto centrale della ricostruzione del sistema finanziario fu la creazione di un moderno debito pubblico, dal riconoscimento dei crediti verso lo Stato alla loro liquidazione e rimborso. L'operazione, ispirata da una precisa logica politica, fu intesa come fondamentale strategia di legittimazione del nuovo potere (Ermice). Anche il settore del credito venne investito dall'azione riformatrice dei Francesi, la cui chiave di volta fu la fondazione del Banco Nazionale delle due Sicilie, abilitato allo sconto di cambiali commerciali e all'emissione di biglietti al portatore. Anche se il Banco ebbe vita breve (il fallimento dell'iniziativa fu dovuto tanto alla congiuntura internazionale quanto a motivi interni), esso costituì un importante precedente per le successive vicende del sistema bancario nel Regno (Avallone). Strettamente connessa alla riforma delle finanze fu la riorganizzazione dell'assistenza pubblica, anch'essa, come il credito, sottoposta a misure di razionalizzazione e di accentramento. Lo Stato intervenne direttamente nella gestione dei Luoghi pii laicali, in particolare gli ospedali, controllandone dall'interno le spese, gli investimenti e le forniture, e dando anche in questo caso avvio a processi che si svilupperanno appieno successivamente, fino alla fase postunitaria (Salvemini). Un'affermazione consimile è valida anche per il sistema scolastico: è nel Decennio che si consolidarono le basi di una \"pubblica istruzione\" laica e obbligatoria, anche se il ricorso al personale ecclesiastico rimase spesso inevitabile. Intorno a questi temi si sviluppò in ogni caso una nuova consapevolezza, che vide in primo piano la riflessione di Vincenzo Cuoco (Lupo). La complessità e l'importanza delle implicazioni economiche del rapporto Stato-Chiesa nell'orizzonte del riformismo francese emergono esemplarmente nelle vicende delle soppressioni degli ordini monastici e dell'incameramento dei relativi beni. Il caso pugliese evidenzia come l'inversione di marcia che ebbe luogo dopo la Restaurazione limitò ma di certo non annullò la portata dell'interventismo francese (Dandolo). Su una scala d'osservazione ridotta, quella del Principato di Benevento affidato all'alsaziano Louis De Beer, è possibile misurare più da vicino l'efficacia delle innovazioni napoleoniche. De Beer riorganizzò amministrazione e finanze, intervenendo sul debito pubblico, sull'annona, sulle opere pubbliche, sull'istruzione e la beneficenza (Del Prete). Chiude il volume un originale contributo di Nicola Ostuni, volto a delineare gli assi portanti di una \"storia finanziaria\" del Decennio, che conferma la centralità della vicenda del debito pubblico. Nell'insieme i saggi qui raccolti restituiscono un quadro sfaccettato del rapporto Stato-economia nel Mezzogiorno napoleonico e forniscono numerosi elementi per un bilancio, tale da evitare tanto i trionfalismi propri di un'analisi di breve periodo, che può sopravvalutare il cambiamento proprio perché evidenzia l'aspetto progettuale e lo slancio riformistico, quanto il pessimismo di un'analisi di medio-lungo periodo, che privilegia gli aspetti di immobilità. Le riforme nel loro complesso hanno avuto un'efficacia non solo minore ma anche diversa rispetto alle intenzioni dei riformatori; va comunque ricordato che nel corso del Decennio alla fase giuseppina succedono i meno eroici anni murattiani, sempre più condizionati dagli impegni militari francesi. E forse in conclusione è possibile individuare un minimo comun denominatore degli interventi qui raccolti: se dopo la Restaurazione si accoglie nel complesso come un dono della storia il nuovo assetto giuridico-istituzionale imposto dai Francesi con la forza delle armi, le riforme incidono sulla struttura soprattutto quando sono in sintonia con il mercato. (literal)
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